Di Mario Franchi ROMA NOVA (DEA ROMA)
"Co i fiori, i templi e le colonne infrante,
il romano valor parve sepolto;
E inconscia Roma de la sua grandezza
Parve, dormiente su la sacra via,
fra le dita il rosario, e le sue chiome
di schiava mozze. Le molceano il duro
Sonnno le salmodie de’ sacerdodi,
I lamgidi profumi de incenso
E le galliche nemie. I solchi a i polsi,
E i lividor nel suo bel corpo avea.
Ma nel sonno fremea i leoni
Muscoli coi la sfelza e la catena
Infranger non potèro. I pugni e i denti
Or stringea con rabbioso scricchiolio;
ora un sorriso mesto la sua fronte
Corrugata spianava. A lei gli oltraggi
Barbari, i cenni ed il servir crudele,
A lei le gloriose ombre e gli alteri
Trionfi e le speranza ne la mene
Agitata passvano in tumulto.
E lorquando l’antico alto sapore
Il grido di repubblica le ruppe,
Surse ne l’armi splendita, fiorente
Di giovinezza, e le cresciute chiome
Al sol di libertà purpureo cosse.
Dal vecchio campidoglio a un’altra donna
Repubblicana sorridea, e a lei
Stendea le braccia a chiederle l’amplesso.
L’elmo squasso a roma corse: si scontrarò
Le due sorelle a Porta San Pancrazio.
Dio, che baci di fuoco e che ferrati
Amplessi! Gli urli, i gemiti, i feroci
Sgighniazzamenti e le agonie superbe
Del cannone la musica mescea.
E per tre lune si pugnò, si vinse
Più volte: Roma cadde oppressa al fine.
Sanguigni lampi die’ la scure in alto;
E Il Sant’uffizio, pallido fantasma,
risorse, Roma ne polve cupi
mettea ruggiti.
Garibaldi venne,
Come il richiamo de la leonessa
Leon superbo, con la testa eretta
E la criniera al vento. Il colle ascese
Di Mentana e guardò: l’antico amore
Sentì crescersi in petto e la speranza
Di liberal la sospirata donna.
Ma stette contra lui novellamente
Francia, e a drappelli vincitori il volo
Ruppe co’ suoi chassepos. Ma ne la valle
Sanguinosa di sèdan aspiava
Il gran delitto di Mentana, sotto
Il prussiam calcagno agonizzante.
In un mattino di settembre, bello
Come il diritto uman, come il sorriso
Di libertà, Roma si sosse al rombo
De l’Italo cannone. Dimprovviso
Le si ruppe ne’ polsi la catena;
I lividi sparir di su le carni
Morbide, freshe cui coprì lacciaro;
e il crin di lauri verdeggiò: da gli occhi
Uscian lampi di gloria.
O, le bandiere
Splendito avanzo di cento battaglie,
Curvate innanzi a questa gloriosa
Risorta, madre già d’eroi, del mondo
Imperatrice
E passano i piumati
Fanti e gli astati cavalieri, passa
L’esercito d’Italia innanzi a lei"