Di Mario Franchi ROMA NOVA (DEA ROMA)

29.11.2010 23:27

"Co i fiori, i templi e le colonne infrante,

il romano valor parve sepolto;

E inconscia Roma de la sua grandezza

Parve, dormiente su la sacra via,

fra le dita il rosario, e le sue chiome

di schiava mozze. Le molceano il duro

 Sonnno le salmodie de’  sacerdodi,

I lamgidi profumi de incenso

E le galliche nemie. I solchi a i polsi,

E i lividor nel suo bel corpo avea.

Ma nel sonno fremea i leoni

Muscoli coi la sfelza e la catena

Infranger non potèro. I pugni e i denti

Or stringea con rabbioso scricchiolio;

ora un sorriso mesto la sua fronte

Corrugata spianava. A lei gli oltraggi

Barbari, i cenni ed il servir crudele,

A lei le gloriose ombre e gli alteri

Trionfi e le speranza ne la mene

Agitata passvano in tumulto.

 

E lorquando l’antico alto sapore

Il grido di repubblica le ruppe,

Surse ne l’armi splendita, fiorente

Di giovinezza, e le cresciute chiome

Al sol di libertà purpureo cosse.

Dal vecchio campidoglio a un’altra donna

Repubblicana sorridea, e a lei

Stendea le braccia a chiederle l’amplesso.

L’elmo squasso a roma corse: si scontrarò

Le due sorelle a Porta San Pancrazio.

Dio, che baci di fuoco e che ferrati

Amplessi! Gli urli, i gemiti, i feroci

 Sgighniazzamenti   e le agonie superbe

Del cannone la musica mescea.

E per tre lune si pugnò, si vinse

Più volte: Roma cadde oppressa al fine.

Sanguigni lampi die’  la scure in alto;

E Il Sant’uffizio, pallido fantasma,

risorse, Roma ne polve cupi

mettea ruggiti.

 

Garibaldi venne,

Come il richiamo de la leonessa

Leon superbo, con la testa eretta

E la criniera al vento. Il colle ascese

Di Mentana e guardò: l’antico amore

Sentì crescersi in petto e la speranza

Di liberal la sospirata donna.

Ma stette contra lui novellamente

Francia, e a drappelli vincitori il volo

Ruppe co’ suoi chassepos. Ma ne la valle

Sanguinosa di sèdan aspiava

Il gran delitto di Mentana, sotto

Il prussiam calcagno agonizzante.

In un mattino di settembre, bello

Come il diritto uman, come il sorriso

Di libertà, Roma si sosse al rombo

De l’Italo cannone. Dimprovviso

Le si ruppe ne’ polsi la catena;

I lividi sparir di su le carni

Morbide, freshe cui coprì lacciaro;

e il crin di lauri verdeggiò: da gli occhi

Uscian lampi di gloria.

 

 

O, le bandiere

Splendito avanzo di cento battaglie,

Curvate innanzi a questa gloriosa

Risorta, madre già d’eroi, del mondo

Imperatrice

 

E passano i piumati

Fanti e gli astati cavalieri, passa

L’esercito d’Italia innanzi a lei"